L’onore del cane

Eri agile e forte, una pelliccia di un nero fitto
ancora cucciola, abituata a una vita di strada, al freddo.
Ti lasciarono nel cantiere con tua sorella, i palazzi in costruzione
io abitavo altrove, la prima amicizia sei stata tu. Salutavi felice se mi vedevi
facevi le feste, scodinzolavi, non la smettevi di saltare, una pelliccia di un nero fitto.

Cambiai casa: potevo vederti sempre. Si giocava, ed eravamo bambini
odiosi talvolta. Dovevamo crescere. Tu eri sempre lì, ci seguivi
guardavi il balcone, aspettavi mio padre tornare da lavoro
prendevi il sole libera tra i palazzi nuovi, o sull’erba.

Per dei bruti non potevi vivere lì, ti portarono via
e quel giorno si poteva capire che cos’è l’amore materno:
fosti recuperata insieme a tua sorella, lei fu affidata a qualcuno di Montoro
e tu venisti da noi. Ti portai io a casa quel giorno, ti presi per le zampe,
come uno stupido, ti presi per le zampe anteriori e tu camminavi, salimmo le scale,
la tua immagine allo specchio vista la prima volta, non capivi!
Eri cucciola, mangiasti un piatto di pasta asciutta, ti facemmo il bagno.

Hai visto tutta la mia infanzia, la mia adolescenza, quegli anni lontani e bui.
Tutta questa vita mi è passata ora davanti, queste immagini con te vicino,
le passeggiate fatte allora controvoglia, la tua paura per il veterinario (un signore)
quando dovevi vaccinarti, la sverminazione, i dispetti, la pipì in terra,
i giocattoli morsicati, la cuccia distrutta, quando cercavi un riparo
per non sentire i rumori dei botti. Quando la sera imploravi un boccone
a tavola, e come ti si poteva dire di no! Mai abbaiavi, se non ai gatti
visti dal balcone. Mai un lamento. Sei stata sempre vicino a noi
hai sofferto quando si soffriva, gioito quando si era felici.
Se qualcuno era assente, tu lo sapevi.

Come quando decisi di partire.
Poi hai capito che tornavo. E sarei tornato anche adesso
che la tua pelliccia non era più di un nero fitto, ed eri tanto debole.
E ancora resistevi, volevi restare ancora con noi. Non sei stata abbandonata.

Fai ora buon viaggio, riposa, te lo meriti. Hai dato tutto quello che avevi
in cambio volevi soltanto la nostra presenza.

Eri agile e forte, una pelliccia di un nero fitto.

Ciao Nera

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