Elogio dell’emarginazione e della sconfitta ovverosia: la sfaccimma buttata per terra

La vera gloria è nell’oblio
oppure, anzi, meglio: nell’essere liberi dal desiderio di gloria.

Quanto è triste e misero e meschino quell’individuo sempre in vetta
a guardare se gli altri lo guardano, o chiedono consiglio solo al lui
e da lui dipendono, come infanti legati ancora alla madre, ai seni

Li succhiano avidi paurosi vili, sottomessi a questo essere spavaldo
ronza la sua voce, grave in petto, violenta, onnipresente, è atroce
riempie una stanza vuota, sibilo tra i sassi di un deserto, buio

Le sue parole sono la nuova legge, scolpite nell’ignavia di poppanti
questi eterni bimbi senza luce agli occhi, massa inerme, assassini
in potenza, gentili stupratori, dei loro simili attendono la rovina

La vera gloria è nell’oblio
Onore è essere derisi di fronte al mondo, con la coscienza a posto
Nella solitudine più cupa si misura l’amicizia
Quanto più è distante l’amore tanto è più grande
Virilità è dire di no a un incontro
Il successo sociale è il restare in casa a non far nulla
Nel torto più palese si pesa la propria opinione
Sconfitto è il nemico quando se ne esalta la superiorità
Dopo un’esperienza di morte si ritorna a vivere…

A cosa servono il successo, la gloria
il mescolarsi a forza con gli altri?
Siamo a questo mondo, è un mistero
scoprire questo mistero, giorno per giorno
non è forse questo il senso di tutto?

A questo mondo c’è bisogno
non di sani mentecatti
ma di uomini

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