Cantico dei Pisciajuoli

È stato un Popolo fiero, lo dicono le fonti storiche, non mento

leggendo qualche parola su un tempo vasto un millennio e più

di questa gente che fu temuta e temibile, che resisteva agli assedi

respingeva il nemico in mare, combatteva in campo aperto, sapeva

dare un nome alle cose – della sua Scuola avrai sentito parlare

e se anche qualcuno ne parla e ricorda oggi, è solo per patetico vanto

come un guanto su una mano di morto, come è morta lei, ma persiste

in una nebbia fatta di colori pacchiani, fetida, ridicolmente orgogliosa

 

Se senti anche tu della violenza sibilare tra gli spazi di queste parole

è perché viviamo e respiriamo e ci nutriamo di un’epoca violenta.

Questa violenza non si esprime in un atto estremo, ma è sottile

e demente, e incapace, e inetta, e proprio per questo è

ancor più feroce, inarrestabile. L’ho respirata anche io

e mi è passata addosso per tanti anni, ma una ribellione interna,

violenta perché si subisce violenza, una strada l’ha intravista.

Il prezzo è stato un destino comune: l’emigrazione, qualche altro schiaffo

e l’aver capito e accettato che degli amici voglion bene solo a loro,

ma è questo che dispera

ed è per questo che ti avviso or ora:

è tornando a casa

in questa casa

che si emigra

 

Vivono costipati in palazzoni vecchi eppur di recente fabbricazione

morti già prima del principio. Un trauma storico ha sconvolto l’Italia:

tra queste lunghe montagne, nelle valli e nelle piane, il colpo è stato

più forte; soffriva già dei suoi problemi atavici, compressi , esacerbati

ora da una nuova realtà, dal mondo che cambiava, e qui scaricava solo

le sue scorie. Passano gli anni, non cambia niente, ma i palazzi restano

 

Chiacchierano: e della parola senza pensiero, dal suono spigoloso

ne fanno piena una vita intera. Chiedigli chi sono e che vogliono

attenderai molto prima di ottenere risposta. Sanno solo che hanno

subito un’ingiustizia, forse ieri, o l’altro ieri, non lo ricordano

ma il mondo è sempre contro di loro, una disgrazia è un appiglio

lamentosi, puerili, di un’innocente volontà distruttrice, sviliscono

qualsiasi cosa, la giornata è passata come un ricatto

uno sfregio del destino che non vogliono cambiare

 

Accettano senza remore la turpe visione del mondo imposta dall’alto

te li troverai contro con fanatismo se la tua scelta ti porta altre risposte.

Non vogliamo sentire, non vogliamo sapere, non vogliamo vedere niente

ci accontentiamo, basta uno slogan, un’idea di facciata, urlata tanto più forte

quanto meno è sentita, esattamente come un sentimento, o una stretta di mano

fatta per conformismo, per dimostrare che ti seguo, ma il cuore – arido – dice altro

 

Passerà un’altra serata uguale all’altra e ne passeranno ancora

passeranno cinquant’anni o passerà un secolo: sarà sempre quello

una piccola realtà vittima di una frattaglia di disperati, chi vestito bene

e ben istruito, chi si atteggia e sceglie solo cocktail e abito, chi si nasconde

pretendendo gioie che non arrivano, come se gli spettasse qualcosa, bambini.

Un paesone di una provincia che non è più niente, questa è la violenza… respira

 

 

 

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