Era meglio quando mettevano le bombe sui treni!

A me, per dire, piace Marco Porcio Catone detto Uticense. Era un’altra epoca, parliamo di molti anni fa. Parte della storia d’Italia, di un’altra repubblica, all’epoca nella sua ultima fase: tutto stava per cambiare, le tradizioni degli antichi vacillavano e uomini intraprendenti, dopo aver dimostrato il loro valore, tra chi non si sentiva riconosciuto e chi era ostile e poco fedele ai patti, apparivano sulla scena, volevano cambiare la storia di Roma. La vicenda di Catone Uticense fu esemplare.

Matteo Renzi, per dire, se ti piace quel periodo della nostra storia, non ti sta troppo simpatico – anche se con tutto quello che dicono va riconosciuto che è la persona più decente là in mezzo, se non altro se ne è uscito bene. No, non sono renziano e non ho mai votato PD. Ma se abbiamo deciso di sentirci migliori degli altri e di combattere chi consideriamo nemico, perché esprimere gli stessi sentimenti di persone ritenute poco meritevoli di stima? Ah, il titolo è ironico, p’ ammore ‘e Dio! Non appartengo a Ordine Nero, non sarei proprio capace di organizzarmi in un gruppo terroristico, nemmeno perché non mi interessa fare un colpo di Stato, ma proprio perché non so parlare con la gente, figuriamoci a ricevere finanziamenti da logge massoniche deviate, organizzare il piano, preparare l’attentato, nascondermi, stare a servizio di gente seria e pericolosa. Può sembrare assurdo questo confronto e qualcuno si chiederà  cosa c’entra con il referendum costituzionale, eppure questi fatti gravissimi sono accaduti veramente in Italia, pochi decenni fa. Un celebre e insuperabile scritto di Pier Paolo Pasolini può raccontare quel periodo, quegli avvenimenti, in modo quasi definitivo (e che durò ancora molti anni).

Quanti anni ha questa Repubblica? Ha vinto il NO, ha vinto la democrazia, ha vinto il popolo. Quello stesso popolo (“popolo” qui in senso storico) che – soprattutto ad una determinata latitudine del Paese, dove ieri ha prevalso il NO – aveva scelto per la monarchia al referendum del 2 giugno del 1946, e quello pure fu un referendum molto importante. Le idee, ieri come oggi, non sembrano chiarissime. In questi settant’anni quanti governi abbiamo avuto? Perché se si va a vedere, a valutare, a leggere, il quadro complessivo che se ne ricava non è rincuorante: l’Italia sembra un Paese da Terzo Mondo. Mi sia consentito questo paragone, poi siamo tutti consapevoli della complessità di certi scenari, non voglio mica sminuire altri Paesi (ne approfitto, me ne sono appena ricordato: guardate La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (1966), fa sempre bene vedere i capolavori del cinema, e anche Todo modo di Elio Petri (1976): Gian Maria Volonté, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato e anche un meraviglioso Ciccio Ingrassia, diciamo che è ‘nu bello film!).

Ma questo lo sappiamo tutti, è addirittura, purtroppo, ovvio da sapere. Quello che avvilisce e quasi spaventa non è nemmeno la deriva istituzionale, la crisi perenne, la politica corrotta: queste sono cose che sappiamo tutti. È la qualità del dibattito, l’accanimento verso l’avversario, la totale mancanza di qualunque tipo di rispetto che inquieta. Si argomenta a insulti e odio. Lo so che devo fornire delle prove anche qui, ma qui tutto è approssimativo e anzi, i riferimenti scientifici vengono osteggiati. Devo essere approssimativo. Una nazione che vive alla giornata. Programmi per il futuro: andare in culo al prossimo. Ma se uno vorrebbe semplicemente vivere, in mezzo a chi e cosa si ritrova?

Catone Uticense si tolse la vita. Letto come metafora, qua ci stiamo finendo dentro tutti quanti.

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