Cenerentola è una grandissima latrina

Prende un secchio di acqua calda e candeggina, indossa i guanti di gomma gialli, ciabatte e vestiti per la casa, che si possono sporcare. Sa che dovrà lavare bene per terra e sa che non lascerà né un alone né una macchia né niente. Passa lo straccio sulle piastrelle, il battiscopa non ha un grumo di polvere sul mezzo centimetro del lato superiore, quello vicino la parete, che pure risplende di luce, come scintillano i vetri, e guarda i sanitari, guarda che cesso! Quasi ti dispiacerebbe di usarlo, lasciamo la ceramica lucida e profumata. In cucina si potrebbe mangiare sul pavimento, gettate le buste dell’immondizia, sbattuti i tappeti, piegate le lenzuola, l’armadio rassettato, tolti i panni estivi, messe in ordine le grucce, tutto sistemato. Comprate: pasta, latte, pane, carne, frutta. Stasera che si prepara? C’è tutto il tempo per pensarci, nel frattempo compra pure il detersivo per i panni, che è finito, e un sottobicchiere perché il bicchiere senza è brutto. Domani sarà la stessa giornata. Domani l’altro, ancora. E dopodomani, pure. Tra un mese tornerà a pulire. Tra due mesi getterà via le cose vecchie. Tra tre mesi libererà la cantina. Poi muore. Riposerà dentro un modesto loculo di granito lucido come il cesso di cui sopra. Il principe azzurro nel frattempo si faceva i fatti suoi, le sorellastre continuano coi loro inciuci rionali, poveracce, non sanno come passare il tempo; la matrigna ha avuto un ictus e vegeta in uno spazio a parte tutto suo, come faceva quando stava bene, ché esisteva solo lei al mondo. Oggi la favola poteva andare così.

Cenerentola è una disgraziata, un vero schifo di vita. Scusaci tanto, ma non ce l’abbiamo con te. Vieni dalla cenere del focolare, sei abituata ai soprusi, che saranno mai queste parole. Sopporti tutto, in silenzio. Sai che tutto si sistemerà. C’è una fata buona e brava che ti darà un aiuto. E perché mai dovrebbe aiutarti? Perché sei una disgraziata che lava per terra? E abbiamo capito che è un’ingiustizia, ma tu bella cara, che vai trovando, è successo così. Non è un destino obbligato. Certo, va bene, la matrigna è una stronza e quelle altre due serpi dicono tante cattiverie (c’avranno i problemi pure loro, forse non chiavano, sono invidiose perché sei bella, tu che ne sai). Dentro accarezzi la tua rabbia e le frustate nell’anima, dolorose più che se le prendessi sulla schiena. Stai a rosicare come i tarli. Sei proprio una poveraccia. Come si dice: mai una gioia? È come se dicessi che è ovvio che ti spetta qualcosa. Ma sai soltanto lavare casa. Perché ti fa comodo. Sai già quello che ti aspetta, è tutto disegnato dall’alto, una vecchia stronza ti dice cosa fare, due serpi ti forniscono la rabbia-carburante delle tue giornate, il senso ultimo dei tuoi sforzi. Un sistema chiuso, circoscritto, ordinato come le tue mensole. Cosa succederebbe se piano piano affermassi il tuo “NO”? Decidi che basta, hai dato abbastanza, ora vai altrove. Si cambia direzione, si capisce cosa fare. Si lascia indietro casa, le cose già viste, le giornate già vissute. Probabile che la matrigna si adirerà ancora di più, e capirai fin dove può arrivare la cattiveria di due piccole inciucesse rionali.

Ma sarebbe troppo facile altrimenti. Sarebbe facile se nessuno ci tenesse a dire la sua. E tu vai avanti, cosa ti importa? Lascia indietro questa gente triste. Ma no, non lo farai. Se anche ti mostrerai una fiera combattente in una fiera lotta, tornerai indietro, o cadrai, e sarà una bella caduta. Qual è uno dei peccati più gravi, secondo la saggezza di tanta gente? L’orgoglio. Non lo tolleriamo. Cara Cenerentola, anche se vuoi stare per i fatti tuoi, è proprio perché te ne stai per i fatti tuoi che ci dai fastidio. No, non lo tolleriamo. Cosa succederebbe se piano piano affermassi il tuo “NO”? Sarai considerata una pazza. Hai detto di no, bene. Prenditene la responsabilità. Non c’è nessuna rivoluzione, nessuna lotta, prenditi solo le tue responsabilità. Adesso hai in mano il tuo destino. E questo, cara Cenerentola, vuol dire che dovrai fare i conti con una radicale solitudine. Soprattutto oggi, di questi tempi, facci caso: non si raccontano più storie, non si ascoltano favole. Ci nutriamo della morte degli altri, è diventato un posto putrido questo. Ti aspetta la solitudine, devi fartene carico. E non si torna indietro. Tornare indietro è rischioso. E la fata buona e brava ad un certo punto andrà via, se pure ne troverai una. Facciamo una scommessa? Scommettiamo che preferisci restare in casa, a fare quello che ti hanno imposto di fare, perché andare per una strada sconosciuta è una scelta troppo difficile, non sai cosa ti aspetta. Resta dove sei allora, poi ogni tanto lamentati, giusto per ricordare al mondo che esisti, questo mondo che non ti piace, ma che resti a guardare dalle finestre del tuo ergastolo domestico.

Ora torna a lavare per terra.

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