Elogio del fallimento in amore

No. Non è come potresti pensare. Non è una storia triste. Anche se inizia con un no – che te lo sarai anche sentito dire da qualcun@, qualche volta nella vita. Che problema c’è?

Abbiamo stabilito che ci esprimeremo usando il pronome di prima persona plurale, la diatesi dei verbi sarà condizionata dal noi, così facciamo finta che sta parlando una coppia o tutta la gente che può essere coinvolta in tresche amorose e idilli romantici; in verità a scrivere è uno sulo e già questo è un indizio per te che stai leggendo. Ma non farti condizionare da questo, è solo la nostra visione della realtà, probabilmente abbastanza allucinata. Ti avvisiamo che non siamo più così ingenui: stiamo parlando di amore ma un poco sappiamo come vanno le cose, è tutto molto meno romantico e bello di quanto si possa immaginare, molto, molto meno romantico e bello. Né vogliamo dire qualcosa sull’amore, è una parola fin troppo abusata, abbiamo anche timore che oggi se ne sia smarrito il senso, completamente, e non abbia più uno spazio; viviamo in una società ostile alla vita, che posto potrà mai avere l’amore? Sembra esserci tanta confusione a riguardo. Però noi pensiamo che l’amore è una cosa che ti fa pensare e fare che voglio dare tante cose belle ad un’altra persona, che stia bene, e basta. Come se fossimo responsabili di quella persona senza sentire il peso della responsabilità; come se sentissimo dentro di noi una fortissima energia attiva per lei, un tumulto di vita che la accoglie, accarezza, se ne prende cura. La ama, come amiamo noi stessi. E basta. Non si può limitare in alcuna definizione, nemmeno in poesia, in nessuna parola. Ti amo è già troppo. Sono qui con te, anche se non ci sono; va più che bene. Cercami quando lo desideri, non sarà uno sforzo incontrarci. Ecco, più o meno così.

Ma tu starai aspettando i paccheri. Hai letto quel crudele avverbio nel titolo del pezzo (grazie se sei arrivat@ fin qui). Abbiamo scelto quella parola perché la pensavamo più efficace, diretta, espressiva, onesta e micidiale. È quello che potrebbe dirti una ragazza quando, appunto, non conquisti la meta (abbiamo moltissimi dubbi sull’idea di dover conquistare una persona, ma vabbè’, andiamo oltre). Hai fallito, sei un fallito, questo fanno le persone che falliscono con me. È molto crudele, è un’arma di sottile violenza: sei un uomo? Vuoi agire, risolvere le cose, prenderti le tue responsabilità? Te lo impedisco, perché hai fallito. Sei stato bollato, non c’è più niente da fare. Il treno passa una volta sola. Sto erigendo un muro completo di filo spinato. Non puoi passare più. Eccoti la mia indifferenza, spero tu abbia còlto il messaggio. La disperazione ti attende. Ma perché disperarsi? Diciamo una cosa molto elementare: adesso hai la possibilità di ricominciare daccapo. Cosa hai veramente perduto? Quella persona non è mia, questo dovrebbe essere chiaro a tutti. (Ovviamente, abbiamo come riferimento persone con intenzioni chiare, che sono capaci d’amare). È molto triste dover essere dubbiosi sull’integrità del bisogno più misterioso e umano che abbiamo, quello di amare e di essere amati.

Noi vogliamo elogiare il fallimento in amore. Non stiamo parlando di friendzone e altre cose simili perché quella è gente che veramente sta male, e perché cerchiamo di evitare le mode, vorremmo guardare le cose coi nostri occhi, sentirle con quello che abbiamo. Mettiamo che due si incontrano: va tutto bene, succede tutto quello che deve succedere. E se invece l’altro si rifiutasse? Se dicesse di no? Se si comportasse male o in modo ambiguo? La situazione diventa più interessante, ti devi per forza muovere. È una misura della tua maturità come Essere Umano: lo si avverte soprattutto nei rapporti con le donne, sembra tutto fatto apposta perché sia una lotta. Ma si vince davvero qualcosa? Noi non vogliamo vincere, vorremmo poterti amare, se non chiediamo troppo. Vorremmo passare del tempo con te, ci fa piacere, ma non è possibile, non hai tempo per noi. È finita, non ci amiamo più, che significa che non ci siamo mai amati. Sembri la persona giusta, ma…

Dovremmo rivalutare l’idea di dover perdere qualcuno. Non si perde, si lascia andare via, lo si lascia… vivere. Accettiamo pure che può vivere senza di noi. Non si perde nulla, non c’è alcuna sconfitta. Può essere doloroso il desiderio di amare che si scontra con una realtà miserabile e ottusa. Perché non siamo più ingenui, sappiamo che ci facciamo male. Ma noi amiamo noi stessi e sappiamo quando deve finire. Certo, dici di no e non ci hai nemmeno visto. Potevano piacerti le nostre carezze. Non si saprà mai. Non si vince e non si perde, si vive e si va avanti, accettiamo queste emozioni. Sono molto utili.

Proprio perché ti amiamo ti lasciamo andare via, perché tu possa amare nella tua libertà, amare, e basta.

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