Storie di vita di Paolino Paperino. Rientro da lavoro

Questa cosa è nata per un’altra sede e con fini puramente giocosi oltre che di piccola sperimentazione e semplice piacere nel farla. Non c’è alcuna pretesa né richiesta particolare. È vero, questo è un piccolo tentativo di appararsi ma è solo per dire che uoooooo niente è ‘nu piezzo ‘ittato accussì, è un gioco, buona lettura!

Paperino entrò in casa sbattendo con violenza la porta, aveva finito il turno di lavoro, era stanco. “Mannaggia san Giuseppe Papero, mannaggia” imprecò abbandonandosi sul divano. Su raccomandazione di zio Paperone, aveva trovato un impiego come magazziniere; anche per i lavori più umili l’abilità non bastava, serviva un aggancio; quando trovava la serenità per pensare, si ricordava del cugino Gastone, “Quel rottinculo che non ha mai faticato in vita sua ed è ricco”. Riusciva quantomeno a sopravvivere. Si alzò e andò in cucina per preparare da mangiare. I nipoti erano in campeggio alle Giovani Marmotte, in casa c’era solo lui, ma non riusciva a calmarsi: troppo lavoro, troppo lavoro… Preparò una cena rapida e chiamò Archimede Pitagorico, forse aveva raffinato la morfina base. Riusciva a calmarsi solo con due schizzi di paperoina, la droga che girava a Paperopoli in quel periodo; Archimede era tra i chimici più esperti, mentre Paperoga, cugino apparentemente strampalato e distratto, si occupava della fornitura di risorse base e dello spaccio all’ingrosso. Nell’ambiente era noto come Papedroga. Uno, due, tre, quattro squilli… Niente da fare, non è ancora pronta. Paperino si innervosisce ancora di più. Dodici ore di lavoro, domani altre dodici, nemmeno un attimo per rilassarsi, maledizione! Prova a chiamare Paperina, la fidanzata “Almeno la giornata finisce con un pompino, Cristo Papero!”. Uno, due, tre, quattro squilli… Non risponde. Si esaspera, è quasi incontrollabile. E come sempre accade in questi momenti di stanchezza e irascibilità, la mente lo inganna e gli fa pensare che Paperina… No, no, no: potrebbe essere uscita con Gastone, e forse a quest’ora staranno già a casa. Cazzo cazzo cazzo! Preso da un furore ancestrale, esce e va verso casa di Paperina, portando una pistola sotto la giacca da marinaio. Parla da solo, bestemmia, i pochi passanti che incrocia lo guardano spaventati. “Apri, puttana! So che stai facendo! Apri, mannaggia ‘a Maronna Papera!!! Io ti voglio bene, hai capito?! Io lavoro per te, hai capito?!! Ma tu ti chiavi a quel rottinculo, mi fai questo, mi fai!!! Apri, puttana!!!”. Passano i secondi, pesanti e lunghi come millenni. Paperino si ferma, guarda per terra, piange silenziosamente. Cammina per qualche metro, bisbiglia parole incomprensibili, poi guarda il cielo, si mette la pistola nel becco, spara. Il cappello verrà trovato di fianco dei fiori, squarciato e sporco di sangue e pezzettini di cranio. Paperina apre la porta, vede il corpo di Paperino per terra, il fumo che esce dalla pistola. Ha un asciugamani in testa, era sotto la doccia. Guarda Paperino, non pensa a niente, non capisce cosa sta succedendo, sente freddo. La attende il futuro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...