Una supplica per te stessa

Dovrebbe esserci un’interferenza
un disturbo nelle comunicazioni
non sono chiari né i presupposti
né il punto dove si vuole arrivare

Ti spiego: non è che devi per forza
essere amata da me, che io ti ami
è inutile, se tu non ami già te stessa.
Ti spiego meglio: io voglio amarti

Vorrei vederti mentre sei sola in casa
a raccogliere le tue care inquietudini
stesa sul letto, smarrita a contare
le perline di una collana d’ansia
di cui non vuoi spezzare il filo.

Vorrei vederti e iniziare a toccarti
con una sola mano, portarla ovunque
mi guiderai tu, sarai la mia signora
mi dirai che non ti piace, e mi fermo e cambio
o che posso continuare e accarezzare
o affondare la mano nella carne
tanto che il calore scotterà le ossa, ti guarirò…

Vorrei denudarti l’anima prima che il corpo
soffiare sulle tue paure, soffrire con te;
che tu sentissi che se vuoi piangere
puoi donarmi ogni lacrima, darla a me
per restituirla in baci sulle labbra,
sugli occhi, la fronte e il naso, sui capelli
e intorno tutto il collo, sui seni, l’ombelico,
le mani, le cosce, le ginocchia, i piedi,
sulla tua femminilità, si fermerà il tempo…

Ma non è possibile e non lo sarà mai
se non ami con vigore te stessa.
Stabilisci un patto di mutua sofferenza
e mi lasci solo come uno stronzo

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