La preghiera di Anna

Questo pezzo lo scrissi per un mio amico sulla sua bacheca Facebook, mi chiese di scrivere un racconto erotico dopo aver letto un mio stato (sempre su Facebook) dove richiedevo di essere rimosso dagli amici da chi non mi conosceva di persona e minacciavo di scrivere racconti erotici con persone anziane come protagonisti sulla bacheca di chi non mi avrebbe cancellato dai contatti, per far mettere scuorno alla gente. Vabbuò’, in ogni caso, buona lettura!

I moderni quartieri popolari si impongono allo sguardo, anche al più disattento, con volumi aridi e spenti di calcestruzzo e intonaco giallognolo, palazzoni cubici e facciate piatte, la loro presenza disturba tutto il paesaggio naturale e precedente.
La vita di chi abita questi parallelelpipedi di cemento è un inconsapevole viaggio interiore. Non conoscendo altre immagini, il cervello si adatta e rielabora quello che trova più in prossimità. Anna aveva una consapevolezza di tutto questo, flebile, ma era consapevole di questo mondo. Però in realtà non volevo iniziare così, solo che non so come cazz’ aggi’ ‘a accummencia’ e non mi sento ‘e fa’ niente.
La stanze del suo misero appartamento in fitto erano l’architettura materiale del luogo più segreto della sua anima. L’arredamento parlava per lei, in mancanza di altre parole. (Ora fai finta che sto descrivendo la casa, il mobilio ecc.ecc., vìratell’ tu.).
Anna era una donna anziana, illetterata, indurita dalla vita ma dolce di natura. Ha sofferto sulla propria pelle la cultura imposta dagli uomini che per lei pensavano, per lei decidevano, tutto per lei facevano, da 79 anni. Desiderava solo essere libera e indipendente. Non poteva esserle concesso. Chiusa in casa, soffriva nel sentire il riverbero dei suoi passi, il suono che salutava le pareti.
Tutto accadde una sera, nella camera da letto, appensantita e decorata alle pareti da quadri della Vergine, santa Lucia, un piccolo busto di Padre Pio sul comodino, collane del Rosario sulla spalliera del letto e icone con lo sguardo mansueto del Salvatore, oggetti amici nella sua solitudine: mentre si svestiva, lentamente, sentiva per la prima volta o dopo che sia passato un tempo lunghissimo – per averci posto un’attenzione diversa, forse – lo strofinio dei polpastrelli e delle dita sulle gambe mentre si sfilava le calze. Una sensazione nuova, inaspettata, soave, resa più eccitante perché si sentiva osservata, scrutata, guardata con attenzione dagli occhi bonari e dolci di Gesù. Ebbe paura, non voleva continuare; la cultura patriarcale inibiva i suoi più naturali istinti, la sua umanità. Ma prese coraggio, anche perché mi sto cacando il cazzo di scrivere.
Conobbe il suo corpo, lo riprese per sé: lei sola sapeva come amarsi. Si ascoltava, sentiva sé stessa. Ricordava ora i pochi uomini che aveva avuto in gioventù, un marito imposto dagli altri, altra gente accussì. Pensavano solo a loro, non sapevano come toccarla, come parlarle, si sentiva trascurata e offesa nell’essere considerata un oggetto per il piacere altrui. Dimenticò tutti, quei vili membri, quelle patetiche scuse, quelle mani pesanti e inopportune: l’attenzione era solo su di lei, adesso, nel momento presente, sulle sue mani venose e la sua pelle afflosciata, maleodorante di aglio e aloni di incenso, ispida. Accarezzò la sua vulva, giocò con le sue ninfe, le aprì, si abbandono a sé stessa, ai suoi capelli corti grigi e i suoi seni pendenti e si sentiva osservata mentre lo faceva, si sentiva accolta dallo sguardo del Cristo, stava facendo l’amore con Dio. Sì! Tramite il suo corpo raggiungeva Dio, donava e riceveva il mondo intero, e continuava, fremeva mentre la statuetta di Padre Pio guardava da un’altra parte, e lei fingeva che faceva così perché era imbarazzato nel vederla godere e questo la rendeva potente, si sentiva forte, invincibile, femminile, raggiungendo una gioia mai provata prima, un piacere a lei riservato, unico, invidiato e per questo bloccato da un tipo di cultura, dalla società intera. Godette col mondo intero quella sera, per aver rovesciato tutto e sentito di aver donato qualcosa. Si sentì più serena. L’indomani continuò a camminare nella sua casa sentendo i suoi passi, tolse la polvere dai mobili, uscì nel suo quartiere per comprarsi il minimo per vivere. La sera era più felice per aver scoperto una nuova preghiera.

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